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MP_01 
L’ASSISTENZA TERRITORIALE: NUOVA CENTRALITA’ DEI SISTEMI SANITARI 

Il Workshop è a cura della cattedra di diritto sanitario del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’università di Bologna.

Tutte le debolezze della medicina territoriale italiana, nonché di tutti gli altri sistemi sanitari oggi esistenti, sono state messe in evidenza dall’emergenza sanitaria da Covi-19. Il workshop si prefigge l’obiettivo di stimolare l’attenzione degli operatori sanitari e dei decisori pubblici sui percorsi organizzativi da realizzare per sviluppare in modo adeguato la medicina territoriale in tutte le sue diverse forme e, in particolare, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Specifica attenzione sarà riservata alla medicina di continuità a sostegno della popolazione anziana.

DESTINATARI    
Personale che svolge attività assistenziale nelle Aziende sanitarie e socio sanitarie, pubbliche e private. Decisori pubblici, nazionali e regionali. Studiosi, docenti e ricercatori del settore.

PROGRAMMA  (provvisorio)

  • Introduzione al tema: dalla centralità dell’ospedale a quella dell’assistenza territoriale
  • Le diverse modalità di lettura della territorialità del sistema
  • Medicina territoriale tra pubblico e privato: la presenza territorialmente impegnata nella soddisfazione della domanda
  • Vale di più un infermiere ben preparato che dieci terapie intensive
  • La continuità delle cure e la medicina palliativa
  • L’utilizzo delle nuove tecnologie
  • Conclusioni: l’etica delle cure

RELATORI
Dott. Paolo De AngelisAlma Mater Studiorum – Università di Bologna -ARTEC – Servizio giuridico per la ricerca
Prof. Carlo Bottari, SPISA (Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica)
Prof. Guido BiascoProfessore Ordinario di Oncologia Medica, Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche sul Cancro “G.Prodi” dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna


MP_02  
I CONTRATTI PER L’ASSISTENZA RESIDENZIALE ALLE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI

Il workshop, dal carattere spiccatamente operativo, mira ad avviare una riflessione sulla “dimensione contrattuale” del rapporto tra l’ospite e la struttura che lo accoglie. A questo fine, anche mediante costanti riferimenti a casi concreti, vengono analizzate criticamente le  clausole più frequenti dei “contratti di ospitalità” tra l’ospite e l’ente erogatore e i nodi problematici ricorrenti nella gestione delle strutture residenziali, sia per anziani non autosufficienti sia per disabili.

 PROGRAMMA

  • La formazione del contratto, le trattative, i limiti di scelta dell’altro contraente, i limiti di diritto pubblico nella definizione del regolamento contrattuale
  • La distinzione tra ospite auto e non autosufficiente
  • La conclusione del contratto
  • L’intervento di un soggetto diverso nella stipulazione dal beneficiario della prestazione
  • L’impegno di pagamento
  • La conclusione da parte del legale rappresentante, la conclusione da parte del familiare non rappresentante legale, il Consenso informato dell’anziano all’ingresso
  • L’oggetto del contratto, il contenuto della prestazione di ospitalità, il corrispettivo, le clausole vessatorie, il deposito cauzionale.
  • Le vicende del rapporto contrattuale, il mutamento delle condizioni dell’ospite, morosità, i danni a persone e cose per responsabilità dell’ente
  • L’interruzione del rapporto: il recesso e le dimissioni.
  • la compartecipazione dell’utenza al costo dei servizi socio assistenziali e sociosanitari, composizione dell’indicatore della situazione economica equivalente;
  • La disciplina alimentare rilevante, nucleo familiare di riferimento; il limite soggettivo: persone con handicap grave e anziani non autosufficienti.
  • Atti di disposizione patrimoniale dell’utenza e limiti dell’attività di recupero dell’Amministrazione

DESTINATARI

  • Direttore e gestori RSA e altre strutture residenziali e semi-reisdenziali
  • Uffici legali RSA e altre strutture, nonché funzionari e dirigenti Enti Locali
  • Avvocati

RELATORE
Stefania Cerasoli, Avvocato, con un’ampia esperienza di formazione nel settore socio-sanitaria, Studio legale Cerasoli, Vicenza


MP_03
LA TERAPIA DELLA BAMBOLA EMPATICA: STRUMENTO DI CONOSCENZA, FACILITATORE DI INCONTRO RELAZIONALE E DI RICONOSCIMENTO IDENTITARIO

 A cura di Valentina Molteni e Rita Pezzati

PRESENTAZIONE
I benefici rilevati dall’utilizzo della terapia della bambola emptica (TBE) sono riconducibili a uno degli aspetti centrali preconizzati in tutte le Terapie non farmacologiche (TNF), il riconoscimento e la valorizzazione dell’esistenza di una variabilità di caratteristiche individuali e di esperienze di vita che influenzano la risposta alla malattia e il suo decorso (come dice Kitwood). Questo riconoscimento dell’unicità identitaria di ogni persona permette di costruire un incontro intersoggettivo nell’hic et nunc della relazione che necessita di due co-costruttori, e, nel caso della Malattia di Alzheimer o altre forme di demenza, con una grande attenzione da parte di chi cura al cogliere la “presenza presente” della persona affetta da demenza (Pad). Presenza che spesso dura il breve tempo di un momento, ma che dona spazi di comprensione e benessere emotivo importante per tutti e due gli attori in campo. Essa favorisce il mantenimento della personalità, poiché chi si avvale della TBE è portato a considerare, supportare, riconoscere gli aspetti identitari di ogni individuo, migliorando così le capacità relazionali ed empatiche e favorendo così un approccio olistico, personalizzato e che tiene conto dell’esperienza della persona affetta da demenza.
A partire da una ricerca sul campo in 26 RSA sull’efficacia della TBE, con oltre 600 operatori coinvolti, si mostreranno i passi necessari per coinvolgere tutta l’équipe e mantenere nel tempo l’attenzione centrata sull’evoluzione della persona affetta da demenza nel suo contesto ambientale ed affettivo. Verranno indicati tempi e modalità di lavoro per mostrare, oltre ai risultati di diminuzione dei BPSD e del distress del personale, come questo strumento di lavoro diventi modalità di conoscenza e condivisione degli operatori con le persone residenti affette da demenza avanzata, degli operatori tra di loro e con i famigliari, favorendo così uno spostamento da una focalizzazione sul concetto di autonomia a quello del senso della vita, affinché la persona possa diventare sempre più se stessa nell’essenzialità e rendere così incontrabile la sua identità, come una filigrana che si coglie nelle attività relazionali.

 RELATORI
Rita PezzatiProfessore SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana), membro fondatore della Scuola di Terapia Cognitiva di Como, direttore scientifico di Ginco Cooperativa Sociale ONLUS di Como.
Valentina MolteniCentro Terapia Cognitivo di Como. Consulente presso Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi onlus di Lecco. Collaboratrice indipendente SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana). Fondatrice gruppo Doll Therapy Ticino e di Ginco Cooperativa Sociale ONLUS di Como.

DESTINATARI
Tutti gli operatori sociali e sanitari che lavorano con persone affette da demenza.
Direttori di struttura
Familiari di persone affette da demenza


MP_04
PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI IN SITUAZIONI DI URGENZA: IL RUOLO DEL SERVIZIO SOCIALE

PRESENTAZIONE
In tempi di coronavirus appare ancora più necessario, impellente, doversi confrontare con il tema delle emergenze. E anche nel servizio sociale si avverte sempre più forte la necessità di avviare riflessioni e di mettersi in discussione su questo tema. Si sta assistendo, infatti, in maniera sempre più visibile, all’emergere di un grande e grave quadro di emergenza sociale: di fronte alla scena pubblica, si manifestano situazioni personali e familiari di fragilità e di marginalità sociale che coinvolgono’pezzi’ della società e strati sociali del tutto nuovi e si manifestano, quindi, altrettanto nuovi bisogni a cui anche i servizi pubblici devono provare a dare nuove risposte.
Ma la pandemia ha fatto e fa anche esplodere, improvvisamente, vere e proprie crisi e situazioni di bisogno acuto di assistenza, quelle ‘emergenze personali e familiari’ (art. 22 della L. 328 del 2000), situazioni gravemente conflittuali in nuclei familiari fragili, situazioni di violenza e maltrattamento a carico di donne, esplosioni di grave malessere a carico di ragazzi e adolescenti.
Ma molte di queste sono proprio situazioni di persone non autosufficienti o gravemente disabili, che magari rimangono sole perché il care-giver si ammala e viene ricoverato in ospedale oppure si rende indisponibile. Situazioni urgenti perché caratterizzate dal fatto di essere gravi, improcrastinabili, non (sempre) previste, che comunque richiedono o, meglio, richiederebbero, un intervento qualificato e dedicato, tempestivo o comunque immediato, dei servizi sociali.
E su questo, per il servizio sociale, si apre tutta una serie di questioni da affrontare. La prima è il grosso ritardo di elaborazione culturale, dal punto di vista dello studio e della riflessione metodologica e professionale approfondita, sul tema del ruolo, delle funzioni e dell’organizzazione del servizio sociale nelle situazioni di emergenza sociale in generale.
La seconda è che il servizio sociale, di fronte alle sempre più frequenti e importanti situazioni di crisi e di richiesta di intervento urgente in quelle che sono le ‘emergenze personali e familiari’, non si può più permettere, per garantire qualità e appropriatezza degli interventi, di gestire, secondo modalità indifferenziate e non specificatamente organizzate, le attività programmate e ‘ordinarie’ e quelle di urgenza.
E (infine), terza questione, è quella della definizione di un modello organizzativo e operativo di pronto intervento sociale.
Rimangono aperte quindi alcune domande:
Perché, dopo venti anni dalla L. 328/2000, il servizio sociale non è riuscito a costruire un modello di intervento in urgenza per le ‘emergenze personali e familiari’?
Perché, dopo venti anni dalla L. 328/2000, il servizio sociale non è riuscito a costruire un modello organizzativo di pronto intervento sociale che abbia le caratteristiche di un vero e proprio servizio? E quindi, cosa fa e come può agire l’assistente sociale quando la persona, in particolare una persona anziana non autosufficiente, totalmente dipendente dall’aiuto altrui, si trova improvvisamente in una situazione di abbandono o di acuta difficoltà sociale (e non sanitaria)?

PROGRAMMA
ORE 14,30
Parte 1: Il servizio sociale d’urgenza
Presentazione di un caso di studio: la situazione di urgenza di persona non autosufficiente: la modalità di intervento in regime ordinario
Riconoscimento della situazione di urgenza
Caratteristiche metodologiche del servizio sociale d’urgenza
Implicazioni deontologiche
ORE 15,45: breve pausa
ORE 16,00
Parte 2: il pronto intervento sociale (PIS)
Il PIS: cosa è. Un modello organizzativo possibile
Un nuovo profilo professionale di assistente sociale
Presentazione di un caso di studio: il gestione del processo di soccorso per persona non autosufficiente

OBIETTIVI
Partendo dalla presentazione di alcuni casi-studio, si intende offrire ai discenti:
– la capacità di discernere, con particolare riferimento alle problematiche relative alla popolazione non autosuffciente, una situazione di urgenza sociale da una di lavoro ordinario;
– la capacità di individuare alcune coordinate metodologiche essenziali per agire in urgenza;
– l’individuazione di alcuni tratti organizzativi principali e prassi professionali per un modello di pronto intervento sociale.

RELATORI
Andrea Mirri, Docente a contratto Università degli studi di Firenze. Coordinatore tecnicoscientifico del Servizio Emergenza Urgenza Sociale (SEUS), Azienda USL Toscana Centro.
Marica GhiriAssistente sociale, Azienda USL Toscana nord ovest, settore non autosufficienza e disabilità, referente territoriale Home Care Premium (HCP); socia Associazione Assistenti Sociali per la Protezione Civile (ASPROC) della Toscana. Già referente emergenza sociale SEUS Società della Salute Val di Nievole (PT).

DESTINATARI
Assistenti sociali
Funzionari Enti Locali


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COVID E RSA: VADEMECUM GIURIDICO-LEGALE PER DIRETTORI (E) RESPONSABILI

Chairman
LUCA DEGANI

Programma:
PARTE 1
Le responsabilità giuridiche degli enti socio-sanitari nell’emergenza Covid 19. Normativa e casistica
MARCO UBEZIO, Avvocato. Esperto in materia civilistica ed amministrativa, con particolare riguardo alla tutela degli Enti afferenti al settore sociosanitario
SIMONA BOSISIO, Avvocato. Esperta in ambito giuslavoristico e sindacale
PARTE 2
Gestione del rischio clinico correlato alla pandemia di Covid-19 all’interno delle strutture residenziali sociosanitarie
ANDREA LOPEZ, avvocato, esperto in legislazione sanitaria e sociosanitaria
PARTE 3
ENTI SOCIOSANITARI E COVID: FOCUS IN TEMA DI COPERTURE ASSICURATIVE (30.6.2020)
LUCA DE CENSI,Avvocato Cassazionista; esperto in ambito assicurativo, civile e amministrativo.
MARCO UBEZIO, Avvocato presso lo Studio Degani; esperto in materia civilistica ed amministrativa con particolare riguardo alla tutela degli Enti afferenti al settore sociosanitario.

Destinatari
– Gestori e responsabili di strutture sanitarie residenziali pubbliche e private
– Gestori e responsabili di servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari extra-ospedalieri (RSA, CDI, APA, Case Albergo, RSD, CDD, CSS, Hospice, cure intermedie e post acuti, Assistenza Domiciliare Integrata e CP)



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